Machiavelli oggi
Ho ritrovato un vecchio post del forum di Diodati.org in cui veniva proposta la trascrizione di un'intervista a Daniele Luttazzi fatta da Radio Popolare. Un passo è estremamente significativo:
RADIO POPOLARE DI MILANO: Ad aprile fanno tre anni che Berlusconi da Sofia disse: “Via Biagi, Santoro e Luttazzi dalla Rai”
DANIELE LUTTAZZI: Sì perché avevamo fatto un uso criminoso del mezzo pubblico pagato coi soldi degli italiani, e io all’epoca dissi, proprio perché tutti gli italiani pagano il canone, non è giusto che per la Rai decida una persona sola, e cioè Berlusconi. Io credo nella democrazia, nella libertà di espressione; Berlusconi non ci crede.
E’ un monopolista, cerca il controllo, come tutte le destre reazionarie nel mondo, vediamo Bush cosa sta facendo: sta utilizzando il pretesto della guerra al terrorismo (che si è inventato lui e sta alimentando lui con la sua guerra criminale in Iraq) per controllare, ovviamente, la vita di milioni di cittadini. Fai caso: noi ci stiamo abituando alle lunghe file ai check-in agli aeroporti, per esempio, non è una cosa normale. Poi, chi stabilirà quando l’emergenza finirà? Bush? Che l’ha generata? Quindi è pazzesca questa cosa. E’ uno stato di cose che non mi piace molto.
Ora, la satira, così come l’informazione ricorda i fatti, la satira commenta dei fatti accaduti. Ora, questo è il motivo per cui, in questo momento c’è chi, in Rai, e penso a Del Noce, direttore di Rai 1, ha teorizzato che la satira non fa parte dei piani editoriali della Rai, il che vuol dire che: la libertà di espressione, non fa parte dei piani editoriali della Rai e quindi c’è da allarmarsi. La satira è un punto di vista e un po’ di memoria, quindi da fastidio perché ricorda un fatto, inoltre da fastidio perché, il punto di vista dell’autore satirico, che è quello che scatena la risata, fondamentalmente, consente allo spettatore, all’ascoltatore, di mettere in prospettiva il fatto stesso e quindi di comprenderlo. Siamo, come sai, immersi da una valanga di informazioni, che è un altro modo, in realtà per disinformare.
La gente non ha i criteri per giudicare le notizie e per valutarle. L’autore satirico questo lavoro lo fa prima, e quindi, grazie ai suoi punti di vista, ti da un quadro completo della situazione e ti consente poi di valutare i fatti che, da quel momento in poi, accadranno. Una volta che tu, tramite i tuoi spettacoli satirici (parlo del mio caso, per esempio: “Bollito misto con mostarda”, il mio ultimo monologo), ricordi il piano piduista e vedi l’applicazione pratica che questo governo fa di questo piano, addirittura il maxi emendamento dell’ordinamento giudiziario, è preso pari pari, nella sua formulazione, con la separazione delle carriere, etc, dal piano di Licio Gelli; e ricordi che è trent’anni che lo stanno portando avanti, e ci stanno quasi arrivando; e una volta che questo emendamento (che Ciampi ha rimandato alle Camere perché, ovviamente, è anti-costituzionale), verrà approvato “di forza”, come tutte le leggi vergogna di questo governo, a quel punto, si avrà “tecnicamente” il regime.
Io, tre anni fa, per l’allontanamento che avevamo subito io, Biagi e Santoro, dissi: “Siamo in un regime, e all’epoca dissero: “Oh! no. Non si può esagerare!”. Ma è ovvio che si tratta di “regime mediatico”, nel senso che non ti mandano al confino a Ventotene, ci mancherebbe, però certo ti esiliano dall’agorà catodica, dalla televisione, che è il modo con cui, la maggior parte degli italiani, in questo momento, si informa.
Queste parole mi riportano alla mente l'immagine del giovane Machiavelli intento ad ascoltare, ironico e diffidente, le prediche di Girolamo Savonarola nella chiesa di San Marco. Viene spontaneo chiedersi cosa penserebbe oggi Machiavelli della situazione politica italiana, della società in cui viviamo e dei mille problemi che scorrono nel fiume mediatico in cui ci troviamo quotidianamente immersi.
Sicuramente darebbe un giudizio di valore e , da esperto conoscitore dell'archetipo umano che alberga in noi, troverebbe realizzate molte delle figure politiche da lui tratteggiate nelle sue opere. Rovescerebbe la nostra visione idealistica e simil-religiosa della politica che è, nietzscheanamente, al di là del bene e del male, e affermerebbe, realisticamente, l'oggettività brutale della ragion di Stato.
Il problema delle crudeltà nella politica di uno Stato è così raffigurato nel Principe (VIII, 7):
Bene usate si posssono chiamare quelle (se del male è licito dire bene) che si fanno a un tratto, per la necessità dello assicurarsi, e di poi non vi si insiste drento, ma si convertiscono in più utilità dè sudditi che si può; male usate sono quelle le quali, ancora che nel principio sieno poche, più tosto con el tempo crescono che le si spenghino.
Commenta Luigi Russo:
"Se del male è licito dire bene": l'espressione sta a indicare una momentanea sospensione dell'animo dello scrittore, e un suo inchinarsi al giudizio comune del volgo. Poi si rileva il tono del riconoscimento obbiettivo della logica delle cose, e si conferma l'utilità del male: il male che non è più male per avere in sè qualcosa di magnanimo e di fatalmente necessario, che lo riscatta.
Russo sottolinea il pessimismo del Machiavelli, ma afferma anche che esso ha uno slancio attivo ed eroico con radici cristiane. Poichè oggi viviamo una profonda regressione dei sentimenti verso il basso, una mancanza, anche laica, di tensione morale e di slancio, vediamo il sorriso ironico del Machiavelli prefigurare l'analisi acutissima fatta da Nietzsche sulla civiltà contemporanea e il suo sprofondare nell'uomo-massa, l'uomo senza dimensione.
Le parole di Luttazzi appaiono più simili alle prediche di Girolamo Savonarola che non alle riflessioni di Machiavelli. Pur essendo condivisibili, esse mancano di quel realismo che è alla base di ogni cambiamento. Oggi non sono tanto importanti le idee di un politico sulla società, la famiglia, la religione o la morale, quanto il modello economico che egli vuole adottare per amministrare la cosa pubblica. L'economia oggi gioca un ruolo determinante nella vita di tutti noi. Siamo economicamente determinati, economicamente valutati, economicamente classificati. Siamo soggetti economici, non soggetti politici. Le nostre scelte vengono influenzate spesso dalla nostra disponibilità economica. In tutto questo, la politica assume il ruolo di intermediario tra il mondo dell'economia e quello dei cittadini. Siamo amministrati, non governati.
Se andiamo a scorrere i programmi elettorali dei partiti e degli schieramenti, noteremo che le vere differenze si trovano nel modo in cui si intende amministrare il patrimonio di una nazione. Tutto il resto si equivale. Nessun politico direbbe mai che non gli interessano i problemi delle famiglie, dei lavoratori, o che è contro la religione o contro una categoria sociale, semplicemente perché non potrebbe ricevere il voto della maggioranza dei cittadini. Oggi il successo di un governo non si misura più nell'attuazione delle idee proposte, ma nella capacità di risolvere i problemi economici del paese. In altre parole, non si discute più sulle idee, ma sui numeri, sulle percentuali, sulle statistiche.
La nostra capacità di valutare questa situazione si basa quasi esclusivamente sulle informazioni che riceviamo dai media. Ma i media, come dice il termine stesso, sono degli intermediari tra noi, intesi come massa da informare (mass-media), e la realtà dei fatti. Tucidide, da grande storico quale era, distingueva sempre tra le notizie che aveva potuto verificare di persona e quelle che gli erano state riferite, usando spesso forme verbali diverse ("si dice", "dicono"), e ovviamente dando un peso diverso alle varie fonti.
Noi abbiamo perso questa capacità di valutare le fonti in base alla provenienza, e ci affidiamo ai media quali unici
depositari della verità. Beppe Grillo ha definito l'informazione moderna come
"schizofrenica"
e "veloce"
, giungendo alle stesse conclusioni espresse da Luttazzi.
Il paradosso è che entrambi devono il loro successo ai media e senza i media non esisterebbero. Noi dobbiamo valutare
quello che vediamo, sentiamo e leggiamo, confrontandolo con la nostra realtà. Se una statistica dice che i prezzi al consumo
sono scesi e poi scopriamo che quello che compriamo continua ad avere lo stesso prezzo, è evidente che questa statistica
ha un valore puramente indicativo.
Tempo fa ci fu un grande allarme per il cosiddetto "virus dei polli" (H5N1), allarme creato soprattutto dai media. Il risultato fu che la gente smise di mangiare pollame per un timore che gli esperti giudicarono del tutto infondato. Soprattutto, gli allevatori di pollame ebbero un contraccolpo finanziario enorme, e furono costretti a scendere in piazza distribuendo polli arrosto per dimostrare che non erano infetti. In Italia ci furono dei casi di contagio? No. Il problema era che i telegiornali continuavano a trasmettere sempre le stesse immagini, in cui si vedevano degli uomini in tuta bianca protettiva che prelevavano campioni dagli allevamenti. Poco importava se quegli allevamenti si trovavano a migliaia e migliaia di chilometri di distanza da noi. Vedendo quelle immagini sullo schermo il nostro inconscio le percepiva come vicine, e la fobia (o paranoia) aumentava, in quanto noi non avevamo modo di verificare oggettivamente quelle informazioni e ci affidavamo unicamente ai media.
Il messaggio di Machiavelli ci invita ad essere soggetti attivi e non oggetti passivi. Non possiamo più demandare ad altri le nostre responsabilità. Il cambiamento è possibile solo con una presa di coscienza collettiva, la stessa che portò l'India all'indipendenza nel 1947, ottenuta senza alcuna rivoluzione politica. Il pragmatismo non si concretizza nel dire, ma nel fare. Questa è l'eredità più grande lasciataci da questo pensatore.